ABoZers’ Blog

pepi s’ciavo e la liberta’ di lingua e di culto

Posted in Uncategorized by stripedcat on 20/01/2009

Scusate il post serioso…prometto che non lo faro’ ppppiu!!!! Ma quando si tratta di Poliglottismi e Pepi S’ciavo…

Vi copio e impasto quanto scritto oggi dal comitato di redazione triestino sul blog triestino…la forte intolleranza (non voglio ricordare la forzata italianizzazione delle minoranze slovene dalle nostre parti, basta leggersi cosa ha detto La Russa ieri) per chi parla o prega in una lingua diversa dimostra quanto poco sicuro di se’ stesso sia questo paese e insicura la nostra cultura…

Quindi viva il metissage, viva la lingua italiana e tutte le altre, lingue o dialetti che siano, viva l’esser un po’ bastardini!!!

Ascoltate Radio3 la lettura dei giornali di oggi e sentite il commento di quell’anziano signore triestino che difendeva il diritto dei musulmani di pregare in arabo…

“Sono fortunato. Così, a causa di questa fortuna, qualche sera fa ho visto l’anteprima vip di Zaljubljeni v smrt (Innamorati della morte) al Ridotto del Teatro Stabile Sloveno.

Ho fatto una pessima figura da salame muto quando mi è stata presentata la Ministra della Cultura slovena. Ma in compenso mi sono emozionato per questo spettacolo. Lo potete vedere ancora giovedì, venerdì, sabato, domenica a Trieste e lunedì a Gorizia. A Trieste ha i sottotitoli in italiano. Aggiornamento: i soliti muloni bene informati mi dicono che sarà in scena fino a marzo.

E’ tratto dalla stessa storia vera a cui attinge un romanzo poco noto di Tomizza, “Gli sposi di via Rossetti”. Si tratta di un’autentica tragedia così tanto più vicina a noi di Giulietta e Romeo, e così toccante. E’ la storia d’amore e di amore mancato di due sloveni dei nostri posti, al di qua del confine, ambientata negli anni ‘40. La protagonista femminile è Danica Tomažič, figlia del Pepi del buffet cosiddetto Pepi s’ciavo e sorella dell’eroe partigiano Pinko Tomažič. Il protagonista maschile è Stanko Vuk, intellettuale sloveno della resistenza cattolica e democratica al fascismo.

Ora. Non sono un critico teatrale nè letterario. Non credo si tratti di teatro eccezionale o di letteratura superba, nè nel caso di ‘Zaljubljeni v smrt’ nè nel caso di Tomizza. Ma penso valga la pena vedere questo spettacolo come leggere il libro di Tomizza. Perchè queste due opere hanno il dono straordinario di raccontarci vividamente come la grande storia e le grandi idee hanno investito e devastato le emozioni – e così le vite – dei triestini, dei goriziani, degli istriani o dei lussignani… Questi due testi intuiscono e sono tra i pochi capaci di dirci apertamente perchè chi è nato qua deve aver paura o premura di parlare in una certa lingua. E ci dicono viziosamente perchè ancora oggi ci interroghiamo su riconciliazioni e dolori del passato senza preoccuparci di comprendere i cangianti presente e futuro. Radicalmente cangianti. C’è un abisso tra l’irrisolto misterioso omicidio dei coniugi Vuk e quello che ci attende, oggi: cosa ce ne facciamo di questo passato? Non basterà rimirarlo, e forse è questo il messaggio non esplicito che possiamo trarre adesso sia dall’opera di Tamara Matevc che da quella di Tomizza.

Commenta così l’opera teatrale il libretto fornito agli spettatori dal Teatro triestino:

come parlare di questa misteriosa “incarnazione triestina” di una delle numerose varianti del tema shakesperiano di Romeo e Giulietta, una storia sulla drammaticità dell’amore, sulla discordia e sull’odio, che stavolta non è impersonata da due clan familiari, ma come un tessuto canceroso ricopre tutti i pori della società. I rapporti tra la maggioranza italiana e la minoranza slovena, tra la sinistra e la destra, i rapporti all’interno della stessa minoranza slovena, la sanguinosa questione della resa dei conti, che non c’ìè mai stata e mai sarà del tutto chiarita.

Tra le tante cose, sarebbe l’ora di non chiamarlo più “Pepi s’ciavo”.

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